L’ assegnazione della casa coniugale

Diritto di famiglia: l’ assegnazione della casa coniugale

casa cpniugale nella separazione e divorzio

Una delle questioni più frequenti in sede di separazione e divorzio, riguarda l’assegnazione della casa coniugale.

Anche se non è presente nel nostro codice civile, la definizione di casa coniugale  e/o familiare viene individuata nel luogo fisico che ha costituito il centro di aggregazione e di unificazione della famiglia in costanza di matrimonio.

Nella definizione sono compresi anche i mobili, gli arredi, gli elettrodomestici ad eccezione dei beni ad uso strettamente personali.  Ad esempio : vestiario, attrezzatura sportiva, pc personale.

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare è emesso soltanto dal Giudice dopo la prima udienza (di comparizione) in cui i coniugi si presentano in Tribunale. Prima di tale udienza, nonostante la pur accesa crisi coniugale, l’abitazione resta nell’ uso e disponibilità di entrambi.

Il principio superiore della prole

L’articolo 155-quater del codice civile dispone che il godimento della casa familiare sia attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.

Tale principio dell’interesse superiore della prole è ormai cristallizzato. Vuole assicurare il medesimo habitat familiare per i figli, per attenuare gli effetti negativi della crisi matrimoniale. Tale tutela è applicata anche nel caso di prole nata tra conviventi.

Essendo prioritario l’ interesse del minore la giurisprudenza individua preliminarmente il genitore con cui collocare i figli . Il fulcro della decisione è la genitorialità e non la proprietà della casa. Quasi sempre il genitore collocatario è la madre. Tale decisione si fonda su diversi parametri (istanza dell’ avvocato, ascolto della prole, CTU, relazioni servizi sociali).

Separazione con figli

La casa coniugale viene assegnata al genitore collocatario dei figli anche quando è di proprietà dell’ altro coniuge, o di terzi (affitto) o addirittura dei suoceri.

Analizziamo il caso in cui la casa coniugale sia  di proprietà esclusiva del coniuge non collocatario.

Il proprietario, che a causa della separazione, è dovuto uscire di casa rientra nel pieno godimento dell’ immobile solo al verificarsi di alcune condizioni:

–       l’assegnatario non abiti o cessi di abitarvi stabilmente,

–       l’assegnatario conviva more uxorio,

–       l’assegnatario contragga nuovo matrimonio,

–       la prole interrompe il collegamento abitativo con la casa familiare.

Una interessante sentenza della Corte di Cassazione (n.25604/2018) sui casi di “figli fuori sede”.  La figlia maggiorenne, ma non ancora autosufficiente economicamente, in quanto studentessa fuori sede aveva mantenuto un collegamento stabile con l’abitazione, nella quale conviveva con la madre. Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, garantendo la protezione nei confronti di questi ultimi, tutelandone l’interesse a permanere nell’ ambiente domestico in cui sono cresciuti, per mantenere le consuetudini di vita e le relazioni sociali che in esso si radicano.

Nel caso della casa coniugale in contratto di comodato, il Giudice conferma il principio del superiore interesse della prole. Quindi il proprietario – comodante – non può riottenere la disponibilità dell’ immobile fino a quando durano le esigenze abitative familiari a cui esso è destinato. Tuttavia il comodante potrà chiedere la restituzione immediata solo in caso di un sopravvenuto urgente ed imprevisto bisogno (da provare) ex art.1809 co.2 codice civile .

Separazione senza figli

Mancando i figli, viene meno la tutela sopracitata quindi non c’è assegnazione della casa coniugale.

Se la casa familiare appartiene ad entrambi i coniugi, il Giudice non può assegnare la casa senza un loro accordo. Questi saranno costretti a chiedere la divisione dell’immobile e lo scioglimento della comunione.

Se la casa coniugale  è di proprietà esclusiva di un solo coniuge l’ immobile resta nella disponibilità del proprietario. Tuttavia il coniuge economicamente più debole può chiedere un mantenimento economico ed in tal caso la casa può rientrare in una trattativa.

Accade anche che la casa sia stata acquistata con il denaro dell’altro durante il matrimonio. La disponibilità rimane al proprietario iscritto nel rogito, ma si potrà incardinare un’ autonoma richiesta per la restituzione dell’ esborso.

Il tema dell’ assegnazione della casa coniugale è un solo aspetto della disciplina della separazione tra i coniugi. Il diritto di famiglia è una materia sicuramente complessa in quanto ci si trova ad operare in situazioni multiformi.

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