Un occhio al mattone

Per più generazioni,  in Italia, il mattone  (real estate)  ha rappresentato l’ investimento principale:  si stima che in Italia 3 famiglie su 4 sono proprietarie di un immobile.

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Elaborazione PwC

Il patrimonio  immobiliare italiano rappresenta una fonte di ricchezza importante per le famiglie e le imprese italiane che per anni hanno investito massicciamente sul mattone. Rispetto ai periodi d’oro, oggi è il momento di alcune riflessioni. Dopo che alla fine degli anni 90 il settore aveva goduto di una forte espansione, negli ultimi dieci anni i prezzi di mercato ed i canoni degli immobili locati hanno fatto segnare continui ribassi e tale trend non sembra ancora essersi concluso.

La crisi dei mercati,  del credito,  l’ aumento della prelievo fiscale sul mattone per il risanamento delle finanze pubbliche, la diminuzione del reddito disponibile delle famiglie sono le principali cause di tale situazione.

Mentre in passato i privati che avevano consistenti patrimoni immobiliari sceglievano il fai-da-te o affidavano la gestione a una persona di fiducia, oggi la scelta deve ricadere su figure professionali e servizi dedicati proprio per garantire la tenuta dell’ investimento, buona diversificazione e performance, la valorizzazione del patrimonio, evitando anche la “giungla” di problemi quali la frammentata proprietà del residenziale (condominio) , e la perdita o la morosità del conduttore.

Tra alcuni servizi professionali, nell’ ambito degli immobili commerciali a reddito, quelli affittati a marchi della grande distribuzione, si notano mediamente migliori rendimenti (anche del 7% annuo) rispetto al settore residenziale, con un basso turnover, quasi nulla morosità e con breve tempi di rimpiazzo (12 settimane).

Nonostante i primi timidi segnali di ripresa del settore, si nutrono perplessità sul settore in Italia, perchè ancora troppo gravato da una serie di vincoli di carattere burocratico, vincoli urbanistici, fiscali e da una offerta ancora troppo vasta e caratterizzata in media da immobili datati (si consideri che il 52,8% degli immobili italiani ha più di 40 anni).

 

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