Il paradosso del dibattito sul referendum costituzionale

Strano paese il nostro dove il dibattito del referendum costituzionale, paradossalmente , verte solo sulla permanenza al governo di un premier. Nessun dibattito del referendum sui risparmi degli italiani, sulla disoccupazione, sul PIL, sui vari profili della crisi economica. E’ evidente che il voto del prossimo 4 dicembre influenzerà tutto ciò.performance-borse

Da tempo, gli investitori mondiali esaminano la capacità o meno dell’ Italia di diventare un vero player attivo sul cambiamento e sulle riforme. L’ incognita della tornata referendaria ha, finora, allontanato gli investitori internazionali portando da inizio anno l’ indice della borsa italiana al primato negativo tra tutte le borse del -22%.

L’ agenzia di rating Dbrs si è già mossa correggendo a negativo lo scenario per l’ Italia, mentre l’ agenzia di rating Fitch, ha messo in guardia sull’ aumento dei rischi politici ed economici (declassamento del rating) se gli elettori respingessero le riforme costituzionali. Va ricordato come un eventuale declassamento incida immediatamente sullo spread (grado di rischio paese) , incida sui criteri nelle operazioni presso la Bce, incida sull’ aumento del costo per gli interessi del debito del Tesoro, e una diminuzione del valore del portafoglio in titoli di stato degli italiani. Si tratterebbe di un brutto colpo per il sistema ancora convalescente. Si rischia di annullare i flebili segni di ripresa degli ultimi 3 anni.

Molti italiani non vogliono capire che l’appuntamento del 4 dicembre sarà un passaggio fondamentale sia per la stabilità economica che per il futuro del nostro paese. spread-italia-spagna-referendumA giugno 2016 lo spread Italia – Spagna era pari a -15 bps. Gli investitori consideravano un po’ più rischiosi” i titoli spagnoli rispetto a quelli italiani. Oggi, dopo soli 4 mesi, il quadro è profondamente cambiato al rovescio. Lo spread Italia /Spagna è risalito e si avvicina ai + 30 punti base. La risposta che danno gli analisti è univoca: l’Italia sta pagando in questo momento l’incertezza politica legata agli esiti del referendum costituzionale. Per ora siamo la “pecora nera” d’ Europa con una crescita zero nel secondo trimestre e una dello 0,7% annuo , un terzo di quella spagnola, che cresce del +3,2sorpasso-spagna-italia-spread% .

Goldman Sachs e JP Morgan hanno avvertito delle incognite legate al risultato del referendum capace di pregiudicare il buon esito della più importante cartolarizzazione di una banca di interesse nazionale quale il MPS. In caso di vittoria del “No” la banca d’affari americana Goldman sachs teme conseguenze non solo per Montepaschi, ma anche per tutto il sistema bancario (in Italia 200 miliardi di euro di bond bancari sono in mano alle famiglie). La prima banca mondiale, l’ americana JP Morgan, che è stata chiamata per l’operazione di aumento di capitale (5 MLD) e la cessione delle sofferenze (27 MLD) di MPS sta attendendo l’ esito referendario. Gli investitori esteri, per impegnarsi, hanno bisogno in Italia di vedere rinnovamento, discontinuità, affidabilità politica . I fondamentali, i fatti concreti contano, per attirare fiducia e investimenti da parte del mercato internazionale: investimenti di cui l’ Italia ha proprio bisogno.

La riforma, anche se migliorabile, ha il grande merito di mettere fine al bicameralismo perfetto, ovvero fine allo squallido mondo dei “boicottaggi tra le due camere”, della “caccia ai senatori”, deparlamentari-europei-per-abitantille maggioranze deboli, delle minoranze di blocco e degli “inciuci da corridoio” (1994 e 2006, legislature sospese al voto di uno o due senatori, addirittura a volte di anziani senatori a vita). Un modello consociativo in cui tutti comandavano e nessuno decideva. Dal 1992 ci sono stati 5 primi ministri britannici, 4 presidenti della repubblica francesi, 3 cancellieri tedeschi a fronte di 14 presidenti del consiglio italiani. La pur disastrata Grecia ne vanta 11 nello stesso periodo.

Non abbiamo bisogno o non interessa di poter risparmiare i costi di 215 senatori o di risparmiare 20 milioni annui per il CNEL?
Oggi non è più il tempo delle fazioni e dei contrasti strumentali ed ideologici. Oggi è il tempo dei “numeri” , dei conti reali e pragmatici! Il SI potrà essere finalmente la vittoria del singolo cittadino e risparmiatore italiano, che contrasterà gli sprechi, i “poteri forti” che vogliono mantenere posizioni di beneficio o di rendita, oramai anacronistiche dopo circa 70 anni di immobilismo parlamentare.
Speriamo che gli italiani votino questa volta stando attenti al proprio patrimonio ed al futuro dei propri figli e nipoti e non a prove di simpatia o antipatia di partiparlamenti-europei-a-confrontoto.

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